Diaz, Don’t Clean Up This Blood: Claudio Santamaria: ‘il mio film più duro’

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Diaz, Don’t Clean Up This Blood, il nuovo film di Daniele Vicari, è destinato a far discutere parecchio. Un film fortissimo e duro, ma necessario, secondo uno dei suoi interpreti Claudio Santamaria. ‘Non potevamo coinvolgere tutti prima, avremmo dovuto fare cento film diversi. Forse è la prima volta che si gira un film su una vicenda così oscena, in uno Stato democratico, dopo soli dieci anni’, ha dichiarato l’attore facendo riferimento alle proteste del comitato Verità e giustizia per Genova (perchè la sceneggiatura era stata mostrata solo alle forze dell’ordine e non anche a loro).

Il film più duro della sua carriera, continua Santamaria, che nella pellicola, che segna il ritorno sul grande schermo di Daniele Vicari dopo Il Passato è una Terra straniera, è il vicequestore aggiunto, capo del settimo nucleo (addestrato apposta per il G8 di Genova), il poliziotto che al processo parlò di ‘macelleria messicana’. ‘Non ci sono buoni e cattivi. Lui è un soldato che fa il suo dovere, non fa un mestiere facile, cerca di attenersi al regolamento. Non è un eroe. Ma è l’unico che, secondo gli atti processuali, viene assalito dal dubbio’, dichiara Santamaria.

La pellicola dunque ripercorre i fatti di Genova e di quello che accadde nella scuola Diaz con l’irruzione delle forze dell’ordine la notte del 21 luglio 2001. Ma senza prendere parte: ‘tutto quello che raccontiamo sono le deposizioni al processo, anche le testimonianze dei poliziotti, le menzogne per proteggersi. Non è a tesi perché la storia è talmente forte e agghiacciante che non ha bisogno di un commento o di un punto di vista’. Dunque anche qui come in Acab (il film sui celerini nei cinema in questi giorni) non c’è un giudizio (ma secondo l’attore il paragone con la pellicola di Stefano Sollima è fuorviante) su quella che Amnesty International ha definito la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale. Vedremo come sarà accolto al Festival di Berlino dove sarà presentato nella sezione Panorama. Nel cast c’è anche Elio Germano, nei panni di un giornalista.

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