FortApasc uscirà il 27 marzo
Libero De Rienzo, Valentina Lodovini e Michele Riondino sono gli interpreti di FortApasc, il film di Marco Risi dedicato a Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino ucciso nel 1985.
Uscira scirà nelle sale il 27 marzo il film di Marco Risi FortApasc, che racconta parte della storia di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino ucciso nel 1985. Interpretato da Libero De Rienzo con Valentina Lodovini e Michele Riondino sarà presentato in anteprima al Teatro San Carlo di Napoli il 16 marzo, mentre sempre nella città campana uscirà prima che nel resto d’Italia, il 20 marzo.
Giancarlo Siani era un giornalista napoletano che è stato ammazzato la sera del 23 settembre 1985, sotto casa sua, nel quartiere del Vomero a Napoli. La pellicola ne esplora gli ultimi quattro mesi della sua vita. Giancarlo ha appena compiuto ventisei anni: è la sua ultima estate quando ogni giorno dal Vomero, dove abitava, andava a Torre Annunziata, regno del boss Valentino Gionta. In questa quotidiana discesa agli inferi il ragazzo si rendeva sempre più conto degli interessi dei clan camorristici per la ricostruzione del dopo terremoto.
Nel cast della pellicola anche Lina Sastri, Ennio Fantastichini, Ernesto Mahieux, Daniele Pecci, Ivano Marescotti e Renato Carpentieri.
Fonte | ansa
Condividi questo articolo con i tuoi amici di Facebook
Mer 18/02/2009 da Claudia Nuzzarello in FortApasc, Libero De Rienzo, Marco Risi, Michele Riondino, Valentina Lodovini
si deve essere sicuramente un bel film: parla di una persona molto coraggiosa
Rispondi Segnala abusoho visto questo film ieri…era il mio compleanno…cmq è un bel film di denuncia: la camorra deve essere fatta conoscere attraverso le parole…non solo con l’aiuto della polizia…perchè solo così che si combatte il “sistema”…buona la prova di libero di rienzo, il protagonista…
Rispondi Segnala abusoFortapasc: storia di un eroe per caso
Con ventiquattro anni di ritardo la storia di Giancarlo Siani approda sugli schermi italiani in un film di Marco Risi, che si ispira alla lezione di impegno civile di Rosi, Petri, Damiani, Squitieri, grandi registi che hanno fatto grande il cinema italiano.
Fortapasc racconta gli ultimi quattro mesi di vita del giovane cronista napoletano, ucciso con dieci colpi di pistola perché con le sue inchieste aveva infastidito alcuni boss di Torre Annunziata. Sarà l’unico giornalista a cadere vittima della camorra.
Una anteprima in pompa magna al teatro San Carlo alla presenza del presidente Napolitano ha sancito il ritorno a Napoli del cinema di impegno, dopo il trionfo internazionale di Gomorra, dal quale Fortapasc si differenzia per il diverso ritmo narrativo: non un reportage di guerra duro e spietato che intreccia racconti diversi, bensì la vita di un giovane amante del suo lavoro e soprattutto della verità .
Il messaggio esorta alla speranza affinché il sacrificio di Giancarlo non sia stato vano, ma concorra a svegliare le coscienze ora che la camorra è divenuta più minacciosa e come una piovra dai mille tentacoli si avvia ad avvolgere tutta l’Italia. Un ricordo esteso alle tante vittime della criminalità organizzate, i cui parenti compaiono numerosi come comparse nella pellicola.
Purtroppo nulla è cambiato, se non in peggio, in questi lunghi anni: il fortino del clan Gionta è sempre lì, nel quadrilatero delle carceri nel centro antico di Torre Annunziata, mentre la malavita continua a dilagare indisturbata grazie all’inefficienza dello Stato.
Vi è pure una sottile denunzia della precarietà della professione giornalistica, Giancarlo era un apprendista che sognava di essere assunto dal Mattino, oggi un esercito di quarantamila precari si confronta con pochi redattori super pagati e colmi di privilegi. Persiste ancora la differenza citata nel film tra giornalisti- giornalisti e giornalisti – impiegati: Giancarlo faceva parte della prima categoria, agiva con coerenza ed ha pagato il suo coraggio con la vita.
Il film è scandito da personaggi vivi, solo alcuni immaginari, disegnati con grande abilità ed interpretati da attori molto bravi: il capitano della locale stazione dei carabinieri, tristemente disilluso, ha la grinta di un Giuliano Gemma d’annata, Massimiliano Gallo si estolle vigoroso in una squallida marea di anime malvagie, mentre Ennio Fantastichini è un sindaco colluso, che ci rammenta le kafkiane riunioni del consiglio comunale rese celebri dalle Mani sulla città .
La tensione aumenta quando si entra nei vicoli puteolenti e diroccati del centro storico e respirando un’atmosfera di morte, si percepisce chiaramente la prepotente legge dei più forti: degli Alfieri, dei Nuvoletta, dei Gionta e di tutti i clan che comandavano ieri come comandano oggi.
Un contrasto lampante con lo sguardo dolce e tenace di Giancarlo, che sorride ingenuamente mentre i killer lo uccidono senza pietà , consapevole che il suo sacrificio servirà a mutare qualcosa se tutti noi sapremo conservarlo nella nostra memoria civile, soltanto così il suo martirio civile non sarà stato vano.
Achille della Ragione






















Aspettavo notizie sull’uscita di questo film, questo è il cinema italiano che mi piace!
Rispondi Segnala abuso