L’estate di Giacomo: il ritratto poetico dell’adolescenza nel film di Comodin

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L'estate di Giacomo: le scene del film di Alessandro Comodin

Dietro la macchina da presa del film L‘estate di Giacomo c’è il giovanissimo Alessandro Comodin, classe 1982, e questo è il suo primo lungometraggio. Apprezzato dalla critica e premiato a Locarno L’estate di Giacomo di Alessandro Comodin è ambientato in Friuli, in gran parte lungo le sponde del fiume Tagliamento, set naturale che fa da cornice alla storia di Giacomo e Stefania. Lui diciottenne, privato dell’udito fin da bambino, ricorre ad un apparecchio acustico che gli permette, finalmente, di sentire i rumori che gli stanno intorno. Lei, Stefania, è una sua amica, una sedicenne di poche parole che lo accompagna per quasi tutto il film.

  • L'estate di Giacomo
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Per cinrca un’ora e mezza il regista segue i due protagonisti attraverso questo lento pomeriggio estivo tra scherzi, giochi, bagni dove i sensi di Giacomo vengono (ri)svegliati, quasi fosse la prima volta, dai suoni della natura. Tutto è nuovo, magico, particolare e quei rumori, cui noi siamo tanto abituati, rappresentano per Giacomo vero e proprio stupore. Accompagnato dall’amica Stefania, interpretata da Stefania Comodin, sorella del regista, il film è un ritratto poetico e languido sulla particolare amicizia tra due ragazzi dove si impone, quasi con naturalezza, il disagio dell’handicap e della prima attrazione. C’è tutto nei personaggi di Giacomo e Stefania: c’è la curiosità, la voglia di scoprire e l’indecisione che frena due corpi che si sfiorano ma non si toccano, c’è la meraviglia di un ragazzo che si abitua pian piano ai suoni poetici della natura, la semplicità di un giovane che si diverte con un’amica, la timidezza mista a desiderio di voler andare oltre, verso la scoperta di qualcosa di più, il romanticismo e la tenerezza di un amore adolescenziale sospeso.

Per tutto il film li vediamo punzecchiarsi attraverso allusioni e scherzi e attendiamo che accada qualcosa. Tutto questo fino alla scena delle lacrime di Stefania il chiaro segnale che qualcosa tra i due sta cambiando per sempre. Così quella realtà quasi inerme cede il passo alla malinconia e alla consapevolezza che quello che c’è stato fin ad allora non ci potrà più essere e ciò che ne resterà sarà solo un ricordo, il ricordo di un’amicizia tra due ragazzi, forse di un amore che non è mai sbocciato, che hanno vissuto momenti felici, un ricordo che svanisce al termine di quel lungo e romantico viaggio in bicicletta tra le note della canzone originale “Fifteen years ago”, interpretata da Dupap, che accompagna i due giovani nel viaggio di ritorno dal fiume in bici. Sarà il finale a mostrarci che qualcosa tra Giacomo e Stefania è cambiato, il protagonista del film ha scelto una strada diversa che però non lo rende completamente felice. ‘Sono nato infelice’ dirà ad un certo punto e sarà Barbara, la sua fidanzata, anche lei sorda, ad impartirgli una lezione importante “La felicità sta nelle piccole cose, è per questo che non sei mai felice”. Eppure Giacomo, così contento e stupito di fronte alla bellezza e ai colori della natura, questa lezione avrebbe già dovuto impararla.

Premiato con il Pardo d’oro dei Cineasti del presente al Festival di Locarno 2011, Alessandro Comodin riesce a realizzare un film che attraverso la semplicità, le lunghe e lente inquadrature, le immagini e le situazioni minimaliste svela la realtà in tutta la sua sensibilità, un film sulla condizione esistenziale di due giovani splendidamente interpretati da Giacomo Zulian e Stefania Comodin. Descritto come una docu fiction, L’estate di Giacomo ha il pregio di privarsi degli inutili e banali luoghi comuni che tanto dominano nei film dedicati all’adolescenze e segue con occhio attento e meticoloso i due protagonisti di questa storia in una sorta di breve viaggio che segna il passaggio dalla disincantata adolescenza fatta di momenti, divertenti e noiosi, alla tanto ricercata maturità.

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Ven 20/07/2012 da Marianna Ninni in

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