La top 10 dei film più belli di Marco Bellocchio secondo Viva Cinema

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marco bellocchio venezia 2011

Il Leone d’Oro alla carriera durante il Festival del Cinema di Venezia 2011 è solo uno dei momenti clou della carriera di Marco Bellocchio, che sfugge ad ogni schema e continua ad incantare e stupire. Il tormentato background familiare è terreno fertilissimo per la sua creatività, sempre pronta ad esplorare le strade meno battute o quelle più insidiose, come avverrà nel suo prossimo lungometraggio su Eluana Englaro.
Il Lido ha di fatto tenuto a battesimo le sue opere più memorabili a partire dal debutto con I pugni in tasca, che all’epoca ha scioccato e diviso pubblico e critica. Non è facile trovare una definizione che gli calzi a pennello perché nell’attimo stesso in cui si pensa di averla trovata Bellocchio in persona rimescola le carte in tavola, con l’arguzia e l’ironia cruda che lo contraddistinguono.

Ecco i 10 film imperdibili di Marco Bellocchio secondo Viva Cinema:

I pugni in tasca

i pugni in tasca

La scelta di debutto la dice lunga sulla poetica di Marco Bellocchio. La storia ruota attorno ad un ragazzo benestante che ammazza mamma e fratello ma poi viene a sua volta lasciato morire dalla sorella. In nuce troviamo tutti i temi che poi svilupperà più avanti, eppure già si capisce che tutto ruota attorno ad una famiglia.

Buongiorno, notte

buongiorno notte

Il sequestro Aldo Moro viene riveduto e corretto dallo sguardo indagatore del regista che affronta quel fatidico 16 marzo 1978 con un tocco tutto suo analizzando la relazione tra il carceriere e il carcerato. L’epilogo, a sorpresa, non ricalca la storia ma vola di fantasia: nessun omicidio, solo un uomo che ritorna libero.

Vincere

vincere

Il fascismo visto da Bellocchio ha gli occhi di Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi. Accanto – o forse dietro – la propaganda politica si staglia la figura di Ida Dalser e del figlio illeggittimo del Duce, Benito Albino. Questi due personaggi pagano l’ascesa politica di Mussolini con sofferenze e torture fino ad arrivare alla morte in isolamento.

Sorelle Mai

sorelle mai

Mai: il cognome di fantasia delle due protagoniste non potrebbe esser più emblematico della negazione a cui entrambe vanno incontro. Sono recluse contro la propria volontà nella prigione più spietata che esista, quella delle mura domestiche imposte. Il filo conduttore – descritto da Bellocchio stesso come in “un piccolo film di fantasia” – si snoda attraverso sei episodi per ritrovarsi, intatto…

Il principe di Homburg

Il principe di Homburg

Quale prezzo vale la propria vita? Il principe di Homburg trasgredisce ad un ordine eppure vince una battaglia. Quello che conta, però, non è il risultato ma la modalità con cui si è conseguito. Drammi, dilemmi interiori e scelte obbligate: ecco il mix che anima questo viaggio andata e ritorno dalla morte.

La condanna

la condanna

Orso d’Argento – Gran Premio della Giuria nel 1991 al Festival di Berlino, la pellicola ruota attorno alla denuncia di Sandra, una donna che passa una notte in un museo con un architetto per poi denunciarlo per stupro. Per definire il sottile confine tra seduzione e violenza ci pensano più voci in un mosaico controverso e crudo.

Il sogno della farfalla

ilsogno della farfalla

Scritto dallo psicanalista Massimo Fagioli, esprime proprio la farfalla nel suo viaggio iniziato e terminato in una sola giornata. Le somiglia moltissimo Massimo, al centro di una vicenda di mutismo che dura sei anni e che cessa solo per la proclamazione dei classici. L’abbandono di ogni comunicazione butta nello sconforto lo spettatore.

Il regista di matrimoni

ilregistadimatrimoni

Senza farsi troppe domande né preoccuparsi delle risposte: questo sembra l’atteggiamento ideale per seguire un regista in fuga in Sicilia e poi alle prese con una futura sposa di cui cerca di impedire le nozze. Castelli per aria degni di una principessa triste in attesa di essere salvata? A spiegarcelo ci prova ancora una volta Sergio Castellitto.

Il diavolo in corpo

il diavolo in corpo

Anche se non ha convinto totalmente, ha avuto il merito di suscitare polemiche e riflessioni. La protagonista Giulia è figlia di un commissario ucciso dalle Brigate Rosse ma poi finisce per innamorarsi di un pentito che potrebbe essere implicato nel caso e si lascia andare con un liceale, figlio del suo psicanalista. Benvenuti in un labirinto senza via di fuga…

E questo è solo un assaggio dei gioiellini creati da Marco Bellocchio, Leone d’Oro alla carriera a Venezia 2011…

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