State of Play, recensione in anteprima
Uno, Russel Crowe, è un giornalista navigato, l’altro, Ben Affleck, un politico dal futuro promettente. Nella vita sono amici, ma uno dei due scoprirà una verità amara sull’altro in un thriller al veleno che esce nelle sale il 30 aprile, State of Play.
Giornalismo e politica. Il loro rapporto ha da sempre affascinato il cinema. E State of Play lo affronta “calando” sul piatto degli assi del cinema americano. Inanzitutto il premio Oscar Russell Crowe, che interpreta uno dei protagonisti, il reporter del Washington Globe Cal McCaffrey, giudato dalla ricerca della verità a ogni costo. L’attore veste benissimo i panni di un giornalista “vecchio stampo”, che indaga sul campo e non stando solamente davanti a un pc.
La sua controparte è rappresentata da Stephen Collins, un deputato del Congresso, considerato astro nascente della politica, che si trova a capo di una commissione che supervisiona le spese della difesa ed in particolare quelle dirette alla ricostruzione in Iraq ed Afghanistan. Ad interpretarlo è un Ben Affleck a suo agio in un ruolo di un uomo freddo e ambiguo.
A dirigere la pellicola, basata sulla fortunata serie tv di Paul Abbott, è Kevin Macdonald, regista de L’ultimo re di Scozia, che nel cast ha voluto anche un altro premio Oscar, Helen Mirren, nel ruolo del direttore del giornale. Questo è il trailer italiano del film:
La pellicola ha un inizio travolgente: si apre con una scena di fuga cui segue un omicidio. E dove c’è un uomo morto e uno in coma c’è sicuramente l’esperto Cal che inizia a indagare. Nel frattempo l’imperturbabile senatore Collins riceve una brutta notizia: la sua bella assistente, nonchè amante, muore tragicamente in un incidente in metropolitana.
Si capisce subito che non si tratta di un suicidio. E si capisce che c’è un legame tra la sua morte e le altre. A scoprirlo è McCaffrey che però si trova in difficoltà: lui è un grande amico di Collins e a, complicare tutto, ha avuto anche una relazione con la moglie.
Tra segreti e scheletri nell’armadio che vengono fuori dal passato (e ovviamente senza svelarvi il finale) Cal arriverà alla verità, vendendo cara la pelle. E soprattutto rendendosi conto che ogni verità ha un suo costo in termini soprattutto umani.
Aldilà del finale (non eccessivamente scontato) mi pare interessante sottolineare un aspetto della pellicola: State of Play è soprattutto, oltre che un thriller politico, un’indagine all’interno del mondo del giornalismo e della sua etica. Il film pone tanti interrogativi, specie a chi è del mestiere, sulla necessità di fare le giuste e debite verifiche per accertare una notizia, sulla differenza tra notizia vera e “bufala”, sul rapporto con le fonti. E su tanti altri temi che riguardano la professione e la professionalità.
C’è soprattutto il confronto tra una nuova e una vecchia maniera di fare il giornalista, quest’ultima rappresentata da Cal, cronista navigato che conosce alla perfezione il meccanismo e sa come muoversi per arrivare a una notizia. Un giornalismo che forse è in declino o che comunque si trova in difficoltà di fronte al boom di internet e dei blog soprattutto. E il nuovo che avanza ha il volto fresco e ingenuo di Della Frye (Rachel Mcadams, già vista in Mean girl a fianco di Linsay Lohan), una reporter alle prime armi che scrive per il sito del Globe. Il loro rapporto, all’inizio molto ostile, crescerà e diventerà di fiducia: per lei Cal sarà come una sorta di “maestro” che le insegnerà come comportarsi. Senza nessuna implicazione amorosa o sessuale.
Interessante infine, sempre nell’ambito dell’ “affresco” dei media, la figura del direttore, interpretata da una fantastica Helen Mirren: donna potente ed energica, viene però “pressata” dai nuovi editori e chiede ai suoi di sbattere in prima pagina lo scandalo, la storia di sesso. Perchè solo così si vendono più copie….
State of Play, prodotto da Andell Entertainment, Universal Pictures, Working Title Films e distribuito da Universal Pictures, sarà nelle sale dal 30 aprile.
Immagini da http://www.movieplayer.it



















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